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Presentazione

Promosso dal Circolo Filologico Milanese, la più antica delle associazioni culturali di Milano (fondata il 21 marzo 1872), il Premio Carlo Porta è il prestigioso riconoscimento dedicato alla memoria del grande poeta milanese, giunto quest’anno alla 45a edizione.
Il Premio viene
assegnato annualmente “a coloro che con la loro opera culturale e la loro personalità hanno onorato la città di Milano e le sue tradizioni più significative”.

Numerosi sono stati, nel corso degli anni, i personaggi che hanno ricevuto tale riconoscimento: tra loro, Giovanni D’Anzi, Antonio Greppi, Carlo Castellaneta, Ernesto Calindri, Liliana Feldmann, Gianrico Tedeschi, Umberto Veronesi, Mike Bongiorno, fino agli ultimi premiati nell’edizione dello scorso anno, Fedele Confalonieri, Riccardo Muti e Ornella Vanoni.

Il Premio Carlo Porta è promosso dal
Circolo Filologico Milanese, organizzato da Pressing con la sponsorizzazione dall’azienda milanese Facco S.p.A., la partnership del Credito Artigiano, il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, della Provincia di Milano, dell’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia e la collaborazione del Centro Studi Grande Milano.
i Premiati
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Enzo Jannacci

Enzo Jannacci nasce a Milano il 3 giugno 1935. Terminati gli studi liceali (durante i quali conosce Giorgio Gaber), frequenta il Conservatorio, diplomandosi in pianoforte, e si laurea in medicina all’Università degli Studi. Per ottenere la specializzazione in chirurgia generale si trasferisce in Sudafrica, poi negli Stati Uniti, dove esercita la professione di medico chirurgo. Pianista e jazzista, suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi; da Bud Powell impara a utilizzare prevalentemente la mano sinistra. Precursore di un ruolo di assoluto innovatore, spesso al di fuori delle sue intenzioni, il 18 maggio 1957 tiene a Milano il primo concerto rock in Italia.

Jannacci comincia molto presto a uscire dall’ambiente puramente musicale per mettere piede nell’avanspettacolo e nei teatrini di cabaret. È all’Intra’s Derby Club di Milano che mette in evidenza le sue doti di intrattenitore. Se ne accorge anche Dario Fo, che lo porta in teatro. Nasce così 22 canzoni, un recital storico scritto a quattro mani, che apre la strada anche ai successi discografici di Vengo anch’io, no tu no e Giovanni telegrafista, poi inseriti in un disco dal vivo Enzo Jannacci in teatro (edito dalla Jolly nel 1965) che rappresenta il primo album italiano live in assoluto. Nel 1962 il regista teatrale Filippo Crivelli lo scrittura per Milanin Milanon. Per l’occasione compone una delle sue prime canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo. Tra il 1970 e 1972 escono altri due nuovi lavori, La mia gente e Jannacci Enzo. Nel 1975 registra il suo settimo album in studio Quelli che..., il primo uscito sotto l’etichetta Ultima Spiaggia. Tra le sue colonne sonore per il cinema, da ricordare Saxofone, Pasqualino settebellezze (che nel 1987 gli valse una nomination all’Oscar) e Piccoli equivoci. Come attore cinematografico, da menzionare partecipazioni a pellicole importanti come La Vita Agra di Carlo Lizzani e il ruolo di protagonista ne L’Udienza di Marco Ferreri. A teatro interpreta La tappezzeria e L’incomputer, ma prende parte a molti altri lavori. Come autore e arrangiatore, da ricordare le raccolte Milva la rossa e Mina, quasi Jannacci.

Nel 1989 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con Se me lo dicevi prima. Nello stesso anno incide un album doppio dal vivo, Trent’anni senza andare fuori tempo, che contiene gran parte dei suoi successi. Nel 1991 torna a Sanremo con La fotografia, in coppia con Ute Lemper, per cui riceve il Premio della Critica Musicale, e realizza un nuovo lp. Guarda la fotografia. Nel 1994 si ripresenta al Festival con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi. Nel 1996 fa coppia con Piero Chiambretti nella nuova edizione de Il Laureato. Dopo questa esperienza, continua a lavorare nei maggiori teatri italiani con il suo repertorio. Insieme al figlio Paolo, nel 1998 realizza la raccolta restaurata Quando un musicista ride (Sony Music Italia).

Nel 2000 ritorna a un suo vecchio amore, il jazz, e propone brani originali e standard con i migliori musicisti italiani del settore. L’anno successivo propone un cd di 17 brani inediti di forte impatto emotivo e sociale. Dedicato al padre, Come gli aeroplani (Ala Bianca) è destinato a diventare una pietra miliare della discografia italiana insieme a Vengo anch’io, no tu no, Quelli che... e Ci vuole orecchio, a cui si aggiunge la bella e struggente Lettera. Nel 2003 esce L’uomo a metà.

Nel 2004 con il figlio, musicista completo e talentuoso, smonta brani del vecchio repertorio e crea Milano 3.6.2005, l’aggiornamento artistico della sua data di nascita, premiato con la Targa Tenco. Nello stesso anno, sulla scia del lavoro di rilettura delle canzoni della sua Milano, al Teatro Filodrammatici Jannacci al...Filo vede l’artista mettere in scena il suo mondo. Il 2006 si apre con un lungo tour teatrale, la cui strepitosa chiusura avviene con una settimana di repliche al Piccolo Teatro Paolo Grassi di Milano. Nel 2008 è la volta del Dvd Enzo Jannacci – The best – Concerto vita e miracoli (Ala Bianca). Nel 2009 la sua attività didattica per l’Accademia Internazionale della Musica, la realizzazione con l’amico Enrico Intra di un ciclo di incontri sulla Canzone, arte di parole e musica e una memorabile esibizione a Livorno lo confermano testimonial delle espressività e delle forme della cultura popolare.
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Foto di Federico Riva

Franca Valeri

Franca Valeri, nome d’arte di Franca Maria Norsa, nasce a Milano il 31 luglio 1920. Il nome Valeri viene scelto negli anni Cinquanta, dopo aver letto un libro dello scrittore francese Paul Valéry. Romana d’adozione, vanta una carriera eccezionale: attrice, sceneggiatrice, regista e autrice.

Approda in teatro quasi per caso, dopo aver rivelato le sue doti satiriche nei salotti mondani e intellettuali milanesi, dove dava vita a personaggi causticamente ispirati al costume contemporaneo, fatto di frivolezze e ipocrisie, fedeli specchi di un ambiente borghese. Cresce professionalmente nella trasmissione radiofonica Il rosso e il nero, dalla quale tra l’altro nasce una generazione di attori della “commedia all’italiana”.
È qui che Franca Valeri fa conoscere per la prima volta il personaggio della Signorina Cesira che, passando successivamente dalla radio alla televisione, diventa
la Signorina Snob, nevrotica signora milanese, ritratto delle ipocrisie della borghesia
contemporanea.

Il suo esordio teatrale risale al 1951, quando entra nella compagnia del Teatro dei Gobbi (che fonda con Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli, che diventa poi suo marito); recita negli spettacoli Carnet de notes n. 1 e Carnet de notes n. 2, che, senza ausilio di scene e costumi, proponevano una serie di sketch satirici sulla società di allora. Nello stesso anno recita nel suo primo film Luci del varietà, di Alberto Lattuada e Federico Fellini (qui al suo esordio come regista).

A questo ne sono seguiti molti altri, tra i quali Il segno di Venere (1955), Il bigamo (1955), Il vedovo (1959), Parigi o cara (1962) e Io, io, io… e gli altri (1965). Sempre con il Teatro dei Gobbi, nel 1954 debutta in televisione, dove si consacra il personaggio della Signorina Snob e più tardi (nel programma La regina ed io, 1960) della Signora Cecioni, popolana romana fasciata da bigodini giganti e perennemente al telefono con “mammà”, che riscosse un enorme successo.

Partecipa a numerose serate di Studio Uno (1966) e ai varietà Le divine (1959), Sabato sera (1967), Le donne balorde (1970), Sì, vendetta (1974), Vino, whisky e chewing-gum (1974), A modo mio (1976), Studio 80 (1980), Giochiamo al varietè (1980), Cipria (1982). Legata in modo viscerale al Teatro alla Scala, dove matura la sua passione per l’opera lirica, si cimenta anche come regista di melodrammi. Nel 1993, dopo una lunga assenza dai teleschermi, partecipa alla trasmissione Magazine 3 su Raitre. Nel 1995 è co-protagonista con Gino Bramieri della sit-com di Canale 5 Norma e Felice e, un anno più tardi della fiction Caro maestro. Nel 2000 recita in Linda, il brigadiere e…, fiction con Nino Manfredi andata in onda su Raiuno, e nel film tv Come quando fuori piove, diretto da Mario Monicelli. È autrice di commedie di grande successo come Lina e il cavaliere, Meno storie, Tosca e le altre due e Le Catacombe.

Il 25 settembre 2009 riappare in televisione su Raiuno in una puntata del varietà I migliori anni, ospitata e intervistata da Carlo Conti: il pubblico le tributa lunghi e calorosi applausi in onore della sua brillante carriera.
Quello che caratterizza in modo inequivocabile il suo stile è un uso intelligente e raffinato dell’ironia: i suoi personaggi fanno riflettere sui vizi e le virtù della società.

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Renato Pozzetto

Renato Pozzetto nasce a Laveno (Va) il 14 luglio 1940, ma a Milano deve quasi tutto: oltre alla possibilità di esordire come cabarettista, nel capoluogo conosce tutti i suoi maggiori collaboratori e, sempre a Milano (quasi in segno di riconoscimento), gira molti suoi film, ambientando nella metropoli una serie di situazioni rimaste memorabili.

Una “milanesità” dunque esibita, anche se Pozzetto è indubbiamente uno dei comici più amati da tutti gli italiani, grazie soprattutto alla sua vena surreale e stralunata che lo rende una sorta di Buster Keaton nostrano. In molte memorabili gag, infatti, di fronte alle situazioni più assurde, esibisce la più assoluta freddezza e nonchalance, scatenando un umorismo davvero irresistibile. Per non parlare di quelle scenette demenziali, veri e propri pezzi di teatro dell’assurdo traslati nel cabaret, che, insieme a un partner di genio come Cochi Ponzoni, l’hanno reso celebre ai suoi esordi.

Figlio di onesti, ma non certo facoltosi lavoratori, Pozzetto, dopo aver studiato in un istituto tecnico, intraprende da subito la strada del cabaret formando proprio con Ponzoni, suo amico di vecchia data, il celebre duo Cochi e Renato. In poco tempo arrivano davanti alle telecamere della Rai, in trasmissioni che li vedono anche conduttori e protagonisti: Quelli della domenica, Il buono e il cattivo, Il poeta e il contadino (l’incontro che non doveva avvenire), Canzonissima.

Dopo il successo televisivo della coppia, Pozzetto esordisce al cinema con Per amare Ofèlia (1974) di Flavio Mogherini, dove propone per la prima volta la sua recitazione straniante, fatta di silenzi, gesti impacciati e sguardi fissi.

Dopo il grande successo del primo film ne seguono a ritmo vertiginoso parecchi altri (La poliziotta, Due cuori, una cappella, Di che segno sei?, Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, Luna di miele in tre, per citarne alcuni), che hanno più o meno lo stesso cliché e giocano sulle sue capacità di tirare fuori il meglio anche dalle situazioni più scontate e ripetitive.

A poco a poco Pozzetto riesce a costituire un patrimonio di pellicole fatte di malinconia e riso in una miscela davvero personale. A lungo andare, però, è evidente che il comico e attore rischia di rimanere prigioniero di uno stereotipo.

È il noto regista Alberto Lattuada a offrirgli l’occasione per sganciarsi dal semplice ruolo comico.
Gira allora Oh Serafina (1976), nei panni di un industriale che finisce in manicomio a causa della moglie ambiziosa. Nello stesso anno Salvatore Samperi lo chiama a interpretare Sturmtruppen, la versione cinematografica della celebre striscia fumettistica di Bonvi.

Negli anni a seguire interpreta molti altri film, tra cui Io tigro, tu tigri, egli tigra (1978), Giallo napoletano (1979), La patata bollente (1979), Mia moglie è una strega amici (1981), Culo e camicia (1981), Ricchi, ri c(1c9h8is0si)m, Ui,n por actiocnamtroen lt’ea litnr om…ut apnrdaeti c(1a9m8e2n),t eIl ragazzo di campagna (1984), Grandi Magazzini (1986). Nel 1987 è in coppia con Carlo Verdone in Sette chili in sette giorni, uno dei suoi lungometraggi più, sconclusionati. Recita poi in Dagrande (1988), ispirato al film americano Big con Tom Hanks, in Le comiche (1989) e Le comiche 2 (1991), grandi successi popolari, Infelici e contenti (1991), Anche i commercialisti hanno un’anima (1993), Miracolo italiano (1993), Mollo tutto (1995) e Nebbia in Val Padana (2000).
Nel 2005 la coppia Cochi e Renato si riunisce per tornare in tv (su Canale 5) come ospiti speciali, nonché autori della sigla del divertente Zelig Circus, capace di ottenere ascolti record.

Cuore grande e rara generosità, Renato Pozzetto recentemente è stato anche testimonial di numerose campagne a sfondo sociale e in favore degli anziani: iniziative non finalizzate a mettere in luce la propria immagine, ma che vedono il sensibile attore impegnato in prima persona.
I figli gestiscono oggi una casa di produzione cinematografica.
il Riconoscimento Speciale
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Giovanna Cavazzoni

Giovanna Cavazzoni nasce a Milano nel 1931. Nel 1982 fonda l’Associazione Vidas e attualmente ne è la Presidente. Fin dalla giovinezza attribuisce una notevole importanza al volontariato e offre il suo contributo ai mutilatini di Don Gnocchi, agli handicappati al Piccolo Cottolengo di Milano, ai profughi a Vienna, agli anziani e malati in Svizzera, Inghilterra e Austria, alla rieducazione di minorenni all’Istituto Nazareth di Milano e ai malati terminali di cancro.

L’idea di Vidas nasce in lei alla fine degli anni 40 assistendo per due anni una donna inguaribile di cancro e verificando che, per soddisfare le molteplici e delicate esigenze dei malati gravi, non basta l’affettuosa presenza di volontari, ma occorre una cooperazione allargata di medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali e coordinatori che mettano il malato veramente al centro.

Su questo si basa oggi la filosofia di Vidas, che offre in Italia il primo servizio di matrice esclusivamente privata e non profit per l’assistenza sociale completa e gratuita ai malati terminali. L’attuale capacità assistenziale è di 150 malati curati ogni giorno, di gran lunga la più ampia di questa tipologia in Europa.

Prima di dedicare la sua vita all’Associazione Vidas, Giovanna Cavazzoni matura esperienze come titolare di uno Studio di Pubbliche Relazioni particolarmente attivo in iniziative sociali e sanitarie (Istituto dei Tumori di Milano, rilancio Omeopatia in Italia, Casa di Cura Ville Turro-Milano, Clinica Lemana-Losanna, Provincia di Milano).

Nel corso degli anni Cavazzoni consegue numerosi riconoscimenti per il suo impegno civico da sempre ispirato al recupero dei valori etici. Tra i più significativi si segnalano l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano nel 1992; la nomina di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, conferita dal Presidente della Repubblica nel 1998; il Premio Dama d’Argento ispirato “alle donne che fanno grande Milano”, donato dal Museo Poldi Pezzoli nel 2002; il Premio Il Campione, dato dai City Angels Mediawatch nel 2002; il Premio Rosa Camuna, conferito dalla Regione Lombardia nel 2006 e il Premio Milano Donna consegnato
dal Comune di Milano nel 2008.


Associazione Vidas

In 27 anni di intenso lavoro l’Associazione Vidas, apolitica e aconfessionale, autogestita e autofinanziata, ha garantito in Milano e in 51 Comuni della Provincia un servizio di cure domiciliari e residenziali gratuite a oltre 23.000 pazienti.
Nel 2006, a necessario completamento dell’Assistenza domiciliare, si realizza l’hospice Casa Vidas per offrire un ricovero protetto a quel 10-12% degli assistiti che vivono soli o in condizioni socio-ambientali critiche, tali da rendere la casa un luogo inadeguato alla cura.

È una struttura residenziale polifunzionale con 20 camere di degenza, day care e spazi sia per la consulenza psicologica e sociale sia per attività ricreative (arteterapia). Le competenze e l’esperienza maturate in questi anni da Vidas sono state trasferite, in forma gratuita, in varie città italiane e straniere (Svizzera, Polonia, Bielorussia), dando un importante contributo al sorgere di nuove e analoghe iniziative, gestite in modo totalmente autonomo.

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