

Promosso dal Circolo Filologico Milanese, la più antica delle associazioni culturali di Milano (fondata nel 1872), il Premio Carlo Porta è il prestigioso riconoscimento dedicato alla memoria del grande poeta milanese, giunto quest’anno alla 47^ edizione.
Il Premio viene assegnato ogni anno “a coloro che con la loro opera culturale e la loro personalità hanno onorato la città di Milano e le sue tradizioni più significative”.
Tra i numerosi personaggi che nel corso degli anni hanno ricevuto tale premio, ricordiamo Giovanni D’Anzi, Antonio Greppi, Carlo Castellaneta, Ernesto Calindri, Liliana Feldmann, Gianrico Tedeschi, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Mariangela Melato, Umberto Veronesi, Mike Bongiorno, Riccardo Muti, Franca Valeri, Enzo Jannacci, fino ai premiati dello scorso anno Miuccia Prada, Giulio Rapetti Mogol, Massimo Moratti.
Il Premio Carlo Porta è promosso dal Circolo Filologico Milanese, con la sponsorizzazione della storica azienda milanese Facco S.p.A.; la partnership del Credito Artigiano; il patrocino dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, della Provincia di Milano, dell’Assessorato alle Culture eIdentità e Autonomie della Regione Lombardia; e la collaborazione del Centro Studi Grande Milano.

Foto di Bruno Farda
Carla Fracci (nata a Milano, 20 agosto 1936) è universalmente riconosciuta come
una tra le più grandi ballerine del ventesimo secolo, probabilmente la più grande
interprete del repertorio romantico, La Sylphide, Giselle, tanto da essere detta ‘La
Taglioni del XX secolo’.
Prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano dal 1958, ha raccolto successi su
tutti i più prestigiosi palcoscenici del mondo, interpretando sia balletti classici che
contemporanei, avendo come partner tutti i più grandi danzatori delle ultime
generazioni.
Eccezionalmente morbida ed evanescente nelle sue movenze, Carla Fracci sa essere
al tempo stesso eterea, delicata, ma anche estremamente intensa e drammatica:
Medea per la coreografia di John Butler e la musica di Samuel Barber.
Per lei i critici hanno evocato paragoni con le più grandi dive del secolo, per
interpretazioni come Romeo e Giulietta di Prokoviev o la Lizzie di Fall River Legend
che hanno lasciato il segno nel mondo della danza. Lei è stata anche la sola
ballerina al mondo a cui sia stato concesso danzare il ruolo di Giulietta all’Old Vic
di Londra, tempio degli spettacoli scespiriani. È stata definita “La Duse della
Danza”, “La Sarah Bernhardt fra le danzatrici di oggi”.
Ciò che da sempre ha contraddistinto Carla Fracci, sia come étoile sia come
persona, è stata la discrezione che ha caratterizzato il suo rapporto con il pubblico,
che l’ha sempre amata e ricambiata rispettandone la scelta di riservatezza. Carla
Fracci si è infatti tenuta sempre ben lontana dalla spettacolarizzazione e dal
sensazionalismo dello star system, a dimostrazione di un talento superiore che, per
manifestarsi in tutta la sua grandezza, aveva bisogno soltanto del palcoscenico.
A lei si sono ispirati negli anni numerosi artisti e poeti, quale icona universale di
leggiadria, eleganza e perfezione. Tra questi Eugenio Montale che, durante l’attesa
per la nascita del figlio Francesco, le dedicò un capolavoro, la poesia: La danzatrice
stanca.

Franco Cerri nasce a Milano il 29 gennaio 1926.
La passione per la musica prende corpo a cavallo della seconda guerra mondiale e, dopo
aver ricevuto in dono dal papà Mario la desideratissima chitarra, matura grazie al sodalizio
con l’amico e pianista Giampiero Boneschi con il quale inizia ad approfondire la
conoscenza del jazz.
Cominciata la sua carriera nel 1945, al fianco di Gorni Kramer con Bruno Martelli, Franco
Mojoli, Carlo Zeme e il Quartetto Cetra, Franco Cerri si è subito trovato nel 1949 a
suonare con Django Reinhardt, la sua prima, vera influenza chitarristica.
Tra i musicisti stranieri con cui ha suonato, è bene ricordare (in ordine alfabetico): Barney
Kessel (fondamentale la sua influenza su Franco), Billie Holiday, Bud Shank, Chet Baker,
Claude Wiliamson, Dizzy Gillespie, Django Reinhardt, European jazz Star, George
Benson, George Grunz, Gerry Mulligan, Jean Luc Ponty, Jim Hall, Johnny Griffin, Lee
Konitz, Lou Bennet, Martial Solal, Modern Jazz Quartet, Phil Woods, Stephane Grappelli,
Tal Farlow, Tony Scott, Toots Thielemans.
Ha suonato con quasi tutti i più grandi jazzisti italiani ed è felice e orgoglioso di aver
scoperto e incoraggiato il giovane e straordinario talento di Dado Moroni.
E’ stato alla testa di quartetti e quintetti propri, nei quali figurano anche talenti della scena
italiana quali Gianluigi Trovesi e Tullio De Piscopo.
E’ intervenuto in più di 750 trasmissioni televisive e ha condotto alcuni programmi della
Rai tra i quali: "Fine serata da Franco Cerri", "Jazz in Italia", "Jazz in Europa", "di Jazz in
Jazz" e "Jazz primo amore".
Dagli anni '70 ha cominciato a sviluppare il lavoro di arrangiamento, riflettendo sulla
partitura, le peculiarità del suo stile. Nel 1980 ha inaugurato il sodalizio con il pianista e
compositore Enrico Intra con il quale ha fondato e dirige i Civici Corsi di Jazz di Milano
organizzando anche rassegne concertistiche.
Sul versante didattico, ha realizzato nel 1982 (con Mario Gangi, per quanto riguarda la
chitarra classica) per il gruppo editoriale Fabbri, un corso di chitarra in sessanta lezioni
arrivato alla quinta edizione e diversi metodi di jazz tra i quali spicca "Chitarra Jazz –
sviluppi – approcci – esperienze", scritto con Paolo Cattaneo e Giovanni Monteforte e
pubblicato in prima edizione da Ricordi nel 1993.

Franco Loi nasce a Genova il 21 gennaio 1930 e si trasferisce a Milano nel 1937 dove frequenta le scuole e svolge diversi lavori fin dall’età di 14 anni. Nel 1960 viene assunto all’Ufficio stampa della Mondadori, con cui collabora fino al 1985; dal 1987 scrive per l’inserto letterario de Il Sole 24 Ore.
La sua prima raccolta di poesie, I cart, esce alla Galleria Trentadue di Milano con disegni di Eugenio Tomiolo; nel 1975 Einaudi pubblica il suo primo poema Stròlegh, con prefazione di Franco Fortini e, nel 1978 esce Teater, che raccoglie due poemi e una introduzione dell’autore.
Ancora Einaudi, nell’81, dà alle stampe L’Aria. Tra gli oltre trenta libri di poesia ricordiamo anche Bach, voluto da Scheiwiller nell’86, Liber (Garzanti 1988), Umber, con prefazione di Romano Luperini (Manni ’93), L’angel, in quattro parti edito da Mondadori nel 1994. Poi ancora Einaudi pubblica nel 2002 Isman e, nel 2005, l’antologia Aria de la memoria. E’ di quest’anno, 2011, l’uscita della nuova raccolta, Angel de aria (Aragno, Torino).
Bisogna però aggiungere, a questa incessante attività poetica, il lavoro in prosa di Franco Loi. Nel 1995, con prefazione di Davide Rondoni, esce una raccolta di saggi con titolo Diario breve; nel 2001 il libro di racconti in prosa, L’ampiezza del cielo, e un’ampia scelta commentata della poesia italiana del ‘900 dal titolo Il pensiero dominante, in collaborazione con Davide Rondoni. E’ del 2003 il volume Milano, itinerario cittadino tra le poesie di Delio Tessa; nel 2004 Einaudi stampa, per la serie Nuovi Scrittori Italiani, uno studio a cura di Loi sui poeti delle varie regioni d’Italia; nel 2010 Garzanti pubblica l’ampia intervista biografica Da bambini il cielo, a cura di Mauro
Raimondi.
Le poesie di Franco Loi sono state tradotte in diversi Paesi d’Europa, oltre che in Cina, Corea del Sud, Brasile, Venezuela, nei Paesi arabi e negli Stati Uniti.
Franco Loi è stato insignito della Medaglia d’oro della Provincia di Milano, dell’Ambrogino d’oro del Comune di Milano e del Sigillo Longobardo della Regione Lombardia; ha ricevuto inoltre numerosi premi: dal Premio Bongiglio nel 1976 al Nonino nel 1990, al Librex Montale nel 2005.
A proposito della sua poesia, sono alquanto illuminanti le parole di Maurizio Cucchi: “Loi usa un dialetto milanese molto libero, ricco di contaminazioni e personali invenzioni, introducendo anche una grafia diversa da quella tradizionale, per avvicinarsi maggiormente alla pronuncia delle parole”. Altri critici hanno osservato come nell’opera di Loi “risulta evidente l’invito al lettore a meditare sul senso dell’esistere, sulla morte e sull’esistenza di Dio che, per il poeta costituisce il mistero presente in ogni elemento naturale, giacché il pensiero di Loi vede la religiosità nella sua essenza pura, non dogmatizzata dagli aggiustamenti più o meno ideologici degli uomini”.
Qualcuno ha voluto sottolineare la positività delle sue scelte stilistiche e la musicalità delle sue parole, che trasmettono la sensazione di un respiro umano di cui tutti si sentono partecipi.

Nato Verona il 30 novembre 1929, dopo gli studi classici e quelli teologici e
filosofici, don Antonio Mazzi viene ordinato a Ferrara sacerdote nella
Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da San Giovanni
Calabria a Verona nel 1907.
Già da subito approfondisce gli studi di pedagogia e psicologia dell’età evolutiva e
della disabilità frequentando diversi corsi di specializzazione in Italia e all’estero, in
particolare negli USA alla Columbia University, in Germania nel Centro di
riabilitazione di Heidelberg e in Olanda a HoensbroeK. Negli anni ha ricevuto
diverse lauree ad honorem in pedagogia.
Dal 1955 al 1984 è responsabile di diverse iniziative di assistenza e formazione a
giovani con problemi, in collaborazione con istituzioni pubbliche e università.
Nel 1989, gli viene assegnata la Cascina Molino Torrette all’interno del Parco
Lambro (Milano), che diventa la sede dei progetti Exodus e dove tuttora abita,
partecipando così in modo diretto all’attività della Fondazione.
Negli anni successivi, oltre ad occuparsi della Fondazione, don Mazzi sviluppa
diversi progetti, svolge attività seminariali di studio presso l’Università di Cassino ed
è sempre in prima linea promuovendo iniziative di assistenza e trasmettendo la
propria esperienza e competenza pratica e scientifica.
Giornalista professionista, svolge una significativa attività di comunicazione e
sensibilizzazione utilizzando svariati “media”.
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